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L'AMBIENTE STORICO
Il territorio del Comune di
Cortenova trova una sua unità nella situazione
topografica e naturale, consistendo nella fascia valliva che
congiunge la conca di Primaluna con il punto in cui la Valsassina
si biforca nella val Casaro e nella Muggiasca. L'asse del
territorio si può considerare il Pioverna. Anche
storicamente la zona fu considerata unitariamente, essendo l'inizio
della squadra di Cugnolo, dal nome dello sperone di roccia
discendente sul Pioverna poco dopo Cortabbio. Il territorio
comunale appare oggi formato dall'aggregazione di due
comunità già tradizionalmente
considerabili: Cortenova e Bindo, sulle opposte rive del fiume.
Esse compaiono già organizzate nel 1388, ossia al
tempo dell' approvazione delle ordinazioni statuarie della Valle; e
solo col D.R. del 23 giugno 1927 n. 2130 i comune di Bindo venne
soppresso. Quattro sono nel territorio i nuclei abitativi di
qualche importanza, la cui parziale analisi può
offrire una certa quantità di considerazioni in ordine
allo sviluppo urbano e alle sue direttrici, non che alle
persistenza. Va subito osservato che il Comune di Cortenova ha
storicamente dipendente il nucleo di Prato San Pietro, sempre sulla
riva sinistra del fiume; mentre Bindo ebbe come frazione Piano
situato Ugualmente sulla riva sinistra: infatti il comune di Bindo,
benché tra i meno popolosi della Valle, aveva una
collocazione strategica nella squadra di Cugnolo, controllando
l'uno e l'altro versante di essa.
ORIGINE DEGLI ABITATI
BINDO
Sebbene non compaiano in questa zona le numerose testimonianze
Valsassinesi della civiltà Gallica e Galloromana,
Bindo possiede nei dintorni della Villa De Vecchi qualche reliquia,
per la verità non ben controllata, riferibile ai tempi
della Romanità . Naturalmente questo dice poco
sull'esistenza o meno dell'abitato, per il quale quasi nulla offre
anche l'appellativo, nato o da un nome di persona o da u termine
che richiama la terre a breve lingua su cui si adagia il paese ai
piedi di ripidi pendii. Rimane la tradizione che la chiesa di
Bindo, isolata su breve colle, sia una delle prime della Valle, ma
la sua dedicazione attuale nulla ci dice se non che Bindo traeva
importanza dal trovarsi sul percorso di una strada della Valle:
essa è infatti dedicata a SS Biagio e Lazzaro,
protettori appunto dei malati e dei viandanti; nè
è privo di significato che verso Tacedo si trovasse il
paraledo, che indica la sosta pel cambio dei cavalli. D'altra parte
si sa bene, dalla descrizione della Valsassina compilata da Paride
Cattaneo nel 1571 che la via antica andava dritta da Cortabbio a
Bindo a Taceno. Probabilmente essa attraversava il paese, lambiva
la Chiesa, donde si diramava la aspra salita di Crandola e Vegno, e
proseguiva verso la Maladiga di Taceno; si teneva cioè
più a monte rispetto alla provinciale segnata ai primi
del 1700 secondo tracce ancora oggi riscontrabili, ciò
per evitare le allora disastrose piene del Pioverna. Il loco
“;Bindi†appare solo nel 1200; si
può essere certi però che lo stanziamento
fosse più antico, infatti un tratto di territorio
di Bindo, chiamato ne basso
Medioevo “Cavadiga†era di
antichissima proprietà regia ed era fortificato. Il
fatto di trovare il “Gagg†a monte
di Villa De Vecchi e, quasi al confine settentrionale, la valle
della Comia, ed ancora il forte censo pagato costantemente da Bindo
alla Camera Arcivescovile, fanno pensare che il territorio di Bindo
soggiacesse a una serie di diritti regi o fiscali, assunti in parte
dai militi Longobardi (il “geagheâ€
era per essi il bosco comune da taglio) e successivamente
all'Arcivescovo, che nel 900 viene investito delle
autorità regie già dei conti di Lecco
caduti in disgrazia, e infine anche dalla comunitÃ
locale (la “Comia†può
essere il resto di un vocabolo che indica lo sfruttamento comune
delle terre e dei pascoli). In questo modo non risulta strana la
tradizione della presenza continua dell' arcivescovo Milanese, nel
quale alcuno vede Aliberto d' Intimiano, appunto colui che meglio
di ogni altro tentò- anche aldilà dei
privilegi concessigli dai re – una politica di
acquisti per la chiesa Milanese, culminata con l'usurpazione della
corte regia di Lecco. Forse così è
possibile riportare il nome del paese al Germanico patto
“sich bindenâ€, che poteva unire a
sbarramento militare le due pareti della valle.
PIANO
Se Bindo era sulla costa del monte, Piano era appunto la sua vera
zona agricola ed erbosa. Nel 1581 però Piano era
diviso in due parti: c'era il Piano di Bindo e quello di Cortenova
e un Prato Magno e l'acquale o roggia. Forse il Piano era il luogo
di raduno della comunità , comunque compare nel 1594
come casale dei Petralli, la più importante famiglia
di Bindo. Ad esse appunto appartenne anche la chiesa che reca la
data 1688. Le officine e le altre imprese dei sec. XVII e XIX si
stabiliscono fuori dall'abitato, confermandone il carattere
agricolo. Piano appartenne sempre a Bindo, cui ci si recava
attraverso il guado del Pioverna verso S.Biagio. C'era anche un
collegamento con la strada di Cortenova e un sentiero a Tartavalle
e Taceno. Il disagio di questo sentiero, spesso interrotto dalle
inondazioni, portò alla separazione dalla parrocchia
di Taceno nel 1815, sanzionata poi solo nel 1849.
CORTENOVA
Sebbene non vi siano elementi non è possibile che
Cortenova sia nata come piccolo centro Romano-; il fatto comunque
di attribuire a quei tempi il ponte sul Pioverna, dice
l'antichità cui la tradizione fa risalire il paese.
Secondo alcuni il paese, con questo nome, compare nel 1215 ma con
sicurezza solo alla fine del XIII secolo si trova Cortenova con la
chiesa di S.Ambrogio che dovrebbe essere l'attuale parrocchia,
divenuta però tale solo nel 1490 per separazione da
Taceno. Già questa dedicazione, tipica militi della
chiesa ambrosiana, saliti in auge nel corso dell' XI secolo, ci
avvia alla comprensione della funzione originaria del paese, in
relazione anche al suo nome. Il significato di esso è
evidente e si collega a una
rinnovata“corteâ€; e questa
novità deve certo porsi in antagonismo con la
“corte vecchiaâ€, che secondo alcuni
era Cortabbio. Questi e luogo molto antico: vi si trova una lapida
cristiana del 425, una delle più antiche del
territorio milanese, vi si trova S.Lorenzo, molto usata nei tempi
prebarbarici; inoltre Cortabbio era sobborgo di Primaluna, la Pieve
e residenza iniziale dei signori della Valle. La
“corte†è in genere un
centro di raccolta delle decime in natura, spesso di origine
Longobarda. Pare logico supporre che i barbari, occupata
militarmente la valle e controllando la chiesa con la antonomastica
“torre†sopra Primaluna, fondassero
nel luogo prossimo poi detto Cortabbio i magazzini di prodotti che
dovevano poi essere versati: sarebbe quindi la corte antica passata
in seguito ai conti di Lecco e forse già amministrata
dai Capitani della Pieve, i Della Torre, che alcuno fa anche
parenti della stessa famiglia dei conti di Lecco dei secoli IX e X.
La Corte nuova dovrebbe allora ricollegarsi a qualche grosso
rivolgimento amministrativo e politico avvenuto in valle,
ciò che avvalora la seconda ipotesi, che enunceremo
più avanti. Se notiamo che Primaluna
continuerà ad essere la sede della riscossione della
decima appartenente in parte alla chiesa plebana da parte della
famiglia Della Torre, dal 1240 al XV sec., signori anche politici
della valle saranno appunto essi. Naturalmente bisogna allora
pensare che i Della Torre, forse in un certo periodo anche
Capitanei o affittuari degli Arcivescovi, vantassero
però un origine funzionaria precedente. La dedicazione
della chiesa di Cortenova, il fatto che il paese sia
pressochè l' unico della valle a non pagare la decima
ai Della Torre, l'esser dipendente religiosamente da Taceno ancora
per molto tempo, avvalora l'ipotesi di altri che l'origine della
“corte nuova†sia da attribuirsi ad
altri fatti. Corte regia antichissima in Valsassina fu la Corte di
Buscanti, presso Pasturo. Donata dai re italici ai conti di Lecco,
essa divenne loro proprietà personale, o allodiale.
Caduto in disgrazia Ottone l'ultimo conte di Lecco, gli succedette
nel dominio l'Arcivescovo, non si sa se per concessione imperiale o
altro. Non andarono a lui i possessi allodiali, tanto che
l'imperatore gli contesterà l'usurpazione della corte
di Lecco allodiale.
E' quindi probabile
che proprio allora sia sorta la corte nuova già che
l'arcivescovo non poteva utilizzare quella Buscanti. In seguito
l'Arcivescovo subinfeudò la Valsassina ai Della Torre
di Milano, concedendo loro 1/6 della decima, nonché
quella totale dei luoghi forti quali la Cavadiga di Bindo.
Cortenova non deve confondersi con altre
“corti†attestate in Valsassina nei
secoli X e XI, che sono masserie private anche se appartenenti ai
conti di Lecco o ai vescovi di Bergamo o di Milano, mentre quella
di Cortenova è il centro di raccolta di diritto
pubblico e a servizio delle intere valli vicine. Diventa anche
logico che Cortenova non avesse per un certo tempo grande
importanza dal punto di vista abitativo, come invece Introbio o
Pasturo, ma che lo diventasse in seguito e divenisse conteso tra le
fazioni guelfe e ghibelline nel corso del XIV secolo. Nel 1388
Cortenova è il capoluogo della terza Squadra della
Valsassina e cioè di Cugnolo. E' bene notare che questa
parte della Valle aveva fin dai tempi antichi un senso di
autonomia. Cugnolo e Muggiasca, cioè la valle alta,
ebbero durante le guerre venete della prima metà del
XV secolo un proprio podestà , finché
Francesco Sforza, ignorando le lamentele di Cortenova per
l'infedeltà e la lontananza di Introbio, non ingiunse
alle due squadre di unirsi con l'unica podesteria della Valsassina.
Ad alcuno è parso che il pretorio fosse allora in
Taceno ma non è improbabile che fosse invece a
Cortenova. Infatti nel 1575 si rinnovarono le vertenze fra i due
gruppi di Squadre e si chiese che il giudice di Introbio si
trasferisse appunto a Cortenova, più centrale rispetto
alle valli amministrate. La controproposta del senato di Milano e
del Consiglio locale fu di inviare tre volte la settimana il
pretore a Taceno e solo per i giudizi riguardanti le due Squadre
alte: per esse Taceno era posto in un punto più
favorevole. Nel 1578, dopo le inosservanze del pretore spagnolo, si
ripeté la causa e si deciseche in Cortenova si tenesse
un Palazzodove si sarebbe recato da introbio il pretore due volte
alla settimana e dove sisarebbe riunito il consiglio della Valle
nelle sedute di ottobre. Nel 1757 la vicepretura venne abolita e un
cancellierefu posto a Taceno, come a Introbio, dove rimasero gli
uffici distrettuali fino al 1819, data della soppressione e
incorporazione ancora con Introbio. Ma se Cortenova non contava
molto amministrativamente , restava importante nelle consuetudini:
vi si piantò l'albero della libertà nel
1796 e nel 1848 vi si organizzo la resistenza antiaustriaca.
Infatti, per boicottare il governo austriaco, una domenica dopo la
S.Messa, tutti gli uomini di Cortenova si schierarono in piazza,
deposero le pipe per terra e le schiacciarono, protestando di non
voler più fumare, dando cos' un esempio di amor patrio
a tutti i Valsassinesi.
PRATO S. PIETRO
L'insediamento di Prato S.Pietro pare già ricordato
nel 1288 per vasti possessi della famiglia Grisi. Nella seconda
metà del XIV secolo molti abitanti di Prato tenevano a
fitto terre in Cortabbioo a nome della Chiesa plebana. Leonardo da
Vinci, sul finire del Quattrocento, vi osservò il
lavorio dei metalli. Il nome Prato indica l'origine pascolativi del
luogo, da legarsi probabilmente alla corte vicina dell'arcivescovo;
però il nome di S. Pietro che ricordaevidentemente la
chiesa di Primaluna, farebbe pensare alla nascita dell' abitato
poco più tardi della corte, al XII sec., quando erano
ormai chiari i rapporti tra i diritti dell'arcivescovo e i diritti
dei Della Torre. Come si vede anche oggi, il paese si è
sviluppato lungo la strada di arroccamento verso Cortenova, che si
staccava dalla principale dopo Cortabbio e traversava il Pioverna
al guado di Gera. I nomi dei luoghi intorno a Prato richiamano il
mondo della campagna, il Roncatolo, il Roccolo, il Brug, la Val dei
Molini. Lo schema urbanistico, in forme modulari, indica la stesura
contemporanea e ben definita. Gli edifici industriali sono sorti
all'esterno del vecchio abitato, che col passar dei secoli ebbe ad
acquisire anche un certo carattere di residenza qualificata, con
palazzotti e giardini, oggi rimasti in piccola parte.